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Caratteristiche dell’investigatore privato

Aggiornamento: 17 mag 2022

L'investigazione è la ricerca meticolosa di elementi utili all’accertamento della verità.

Costituisce quindi il percorso necessario per giungere ad una risposta attendibile all’interrogativo posto, per realizzare una corretta ricostruzione storica, per trovare riscontri ad un sospetto o verificarne l’infondatezza.

Il bravo investigatore privato è colui che si accosta con umiltà, curiosità e neutralità al teatro operativo e raccoglie accuratamente e pazientemente ogni possibile dato, consapevole di non essere in grado, in quel momento, di riconoscere ciò che gli servirà e di separarlo dal superfluo.

Nell’investigatore privato deve assolutamente regnare il dubbio: il dubbio costituisce il motore della sua ricerca. Se all’inizio dell’indagine l’investigatore privato ha delle certezze, è bene che cambi mestiere!

Quindi, detto che il dubbio deve albergare al centro della mente dell’investigatore privato, ecco un primo punto su cui fermare l’attenzione: l’istinto.

L’istinto fornisce un formidabile supporto all’attività investigativa. Pur non sottovalutando la prima impressione, le armi vincenti dell’investigatore privato sono soprattutto l’analisi scrupolosa delle informazioni acquisite e la capacità di sviluppare, ogni volta, un processo logico e razionale sottoponendolo a rigorosi controlli. Ogni processo cognitivo, infatti, può considerarsi corretto se verificabile e quindi modificabile, perché solo attraverso un percorso di progressiva autocorrezione l’investigatore privato può gradualmente avvicinarsi alla verità.

Il rischio per l’investigatore privato viene dai pregiudizi. Il comportamento di ciascuno di noi subisce l’influenza del pregiudizio, il cui uso, frequentemente non intenzionale, costituisce soltanto un modo per semplificare la personale visione del mondo. Tuttavia, quando lo stesso pregiudizio impedisce di riconoscere le differenze individuali in una classe di persone, allora diventa inadeguato quanto potenzialmente pericoloso.

La stessa intuizione investigativa presenta seri margini di insidia quando non è immediatamente integrata e supportata da un adeguato processo logico. Alla ricerca della verità ci accompagnano soltanto umiltà, equilibrio, capacità di raccolta, di elaborazione, di severa analisi dei dati.

La base di ogni investigazione è costituita da informazioni con natura, provenienza e grado di attendibilità diversificati.

L’investigazione, d’altronde, altro non è che la ricostruzione di comportamenti umani e gli stessi comportamenti originano informazioni le quali ne esplicitano i contenuti.

Tuttavia, un insieme indifferenziato di informazioni complica le investigazioni. Dunque, è auspicabile analizzare non un’acritica raccolta di dati, ma una ponderata sistematizzazione degli stessi.

È indubbio che lo sviluppo della tecnologia abbia semplificato il lavoro di catalogazione e, conseguentemente, di recupero delle informazioni, ma questa facilità spesso induce a ritenere che nella sola acquisizione del maggior numero di dati risieda automaticamente la risoluzione del caso proposto.

In alcune circostanze, una generica ed indiscriminata acquisizione di dati può dissimulare l’incapacità di meglio indirizzare le indagini.

Deve esistere, dunque, una sapienza investigativa che li governa e li indirizza.

I dati, quindi, devono essere analizzati, contestualizzati, vagliati ed interpretati per arrivare ad un’attenta e corretta comprensione, organizzazione e valutazione globale.

Alla base dell’informazione sta, quindi:

la notizia, cioè il fatto;

l’informazione: astrazione del fatto che implica una prima serie di valutazioni in termini di attendibilità nell’alveo spazio-temporale, di credibilità in relazione alla fonte matrice, di probabilità e verosimiglianza parametrate al reale e di possibilità di conferma che, se positivo, ne aumenta la valenza;

la fonte: cioè il canale informativo produttore che può essere di natura: umana (persona informata sui fatti ovvero un informatore); mediatica (notizie tratte dalla stampa, da internet e da tutti i media in genere), tecnologica (fotografica, informatica, monitoraggio di canali di comunicazione effettuati nell’ambito legale.

L’attività di raccolta e di analisi di tutte le informazioni disponibili è definita “attività di intelligence”. È sempre indispensabile comunque l’ausilio del buon senso.

Intendo con forza ribadire la necessità di contenere il più possibile istinti e intuizioni, dando invece spazio ad un processo logico severo e rigoroso.

Secondo la logica razionale i modi classici del ragionamento sono il tipo induttivo è il tipo deduttivo.

L’induzione è quel tipo di ragionamento che, partendo dall’esperienza, evidenza ciò che è vero per alcuni casi e lo estende statisticamente a tutti i casi. Il processo induttivo non porterà mai alla certezza, ma aumenterà statisticamente il suo valore di verità man mano che conferme arriveranno da ulteriori esperienze.

La deduzione è il procedimento opposto. Parte, cioè, da una premessa già totale e ne ricava conclusioni. È evidente che la deduzione funzionerebbe nell’investigazione solo se chi svolge un’indagine avesse, nella premessa, una totalità dispiegata di casi, ma ciò non accade mai e dovrà soccorrere allora il ragionamento induttivo.

Sennonché anche l’induzione non funzionerebbe se presa da sola, perché ha bisogno, a monte, di una serie di ipotesi plausibili; una serie di possibilità da sottoporre a verifica; solo dopo l’investigazione potrà ricorrere all’induzione, una volta che sarà stato stabilito il campo di probabilità entro le quali è ragionevole aspettarsi che si trovi la causa del fenomeno indagato.

È quindi l’intelligenza umana che dovrà stabilire che cosa è plausibile, che cos’è ragionevole, che cos’è probabile e ci riuscirà con un ragionamento che lo scienziato Charles Sanders Peirce definisce Abduttivo (subduzione).

Se l’induzione costituisce la verifica della ricerca investigativa, l’abduzione ne rappresenta le fondamenta.

Essa è la capacità di avanzare ipotesi plausibili, istanze probabili.

Presuppone uno stato di cose antecedente non osservabile che spiega uno stato di cose presente osservabile. Le conclusioni cui si perviene non sono definitive e aprono la strada a nuove ricerche e a nuove conclusioni secondo il modello di approssimazione progressiva alla verità che caratterizza la ricerca investigativa.

L’investigatore privato quindi è chiamato soprattutto ragionare e poi, naturalmente, ad avviare tempestivamente le azioni conseguenti.

Quali sono queste azioni?

Sono in realtà tecniche investigative. A partire da una vera e propria ricerca e raccolta informazioni a 360 gradi, fino a giungere ad attività di pedinamento e osservazione statica.

Quante sono queste azioni da porre in atto? Il numero è assolutamente variabile ed è determinato da vari fattori, quali: l’ampiezza e l’attendibilità delle fonti dell’investigatore privato, dalla sua capacità di aprire nuovi filoni di indagine in base agli elementi emersi nel corso delle investigazioni, dalla struttura della sua agenzia investigativa.

Non esiste, di massima, un’iniziativa migliore di un’altra, esiste invece l’esigenza di operare nel complessivo disegno investigativo un’intelligente scelta della mossa di volta in volta ritenuta più opportuna.

La scelta terrà conto di vari fattori: anzitutto del fatto che l’indagine deve essere pertinente e non eccedente alla finalità espressa dal cliente nel mandato professionale, e poi certamente dovrà tenere conto delle condizioni ambientali e della logistica (cioè l’eventuale improvvisa necessità di svolgere indagini in ambito territoriale diverso da quello inizialmente stabilito).

È un lavoro di pazienza.

Riservatezza e pazienza devono assolutamente essere le due caratteristiche di ogni investigatore privato. Il detective privato deve attentamente e diligentemente scegliere quali azioni svolgere e in quale sequenza. Ciò richiede molta pazienza e altrettanta determinazione verso il raggiungimento dell’obiettivo.

L’attività investigativa richiede fermezza e dedizione assoluta. L’investigatore privato deve approfondire con cura la parte dell’ordinamento giuridico che più direttamente riguarda l’indagine che sta svolgendo. Deve operare nella più assoluta correttezza morale e legale, guidato da un unico faro: l’ amore per la verità che è sempre una sola e non trattabile.

Le investigazioni private possono avere anche finalità soltanto preventive e non essere quindi utilizzate in sede giudiziaria.

Questa scelta spetterà esclusivamente al cliente ed al suo legale, ma l’investigatore privato deve condurre la sua indagine sempre con le stesse modalità, come se dovesse comunque sempre essere utilizzata in sede giudiziaria. La discrezionalità dell’utilizzo in sede legale o meno, non lo deve interessare.

Luca D’Agostini

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