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I media e la professione di investigatore privato


I media spesso rappresentano gli investigatori privati come ex rappresentanti delle forze dell’ordine che operano ai margini della legge.

Seppur in giro per il mondo figure del genere si possono riscontrare, la maggior parte degli investigatori privati svolgono un supporto professionale importante ​​e fondamentale a servizio degli avvocati e dei loro clienti.

Le maggiori aziende al mondo incaricano investigatori privati per condurre controlli sulla fedeltà dei propri dipendenti. Sempre più genitori assumono investigatori privati ​​per ricevere informazioni sulla condotta e le frequentazioni dei propri figli. Molte persone hanno necessità di affidarsi agli investigatori privati ​​per rintracciare i propri cari scomparsi.

Secondo il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti, circa 41.400 investigatori privati operano attualmente ​​nel Paese con un tasso di crescita del numero delle agenzie investigative previsto dell'11% entro il 2026. Il fatturato delle agenzie investigative negli Stati Uniti ha un tasso medio di crescita del 7%. Negli ultimi anni gli investigatori privati statunitensi sono sempre più legati a stretto mandato con contratti di consulenza continua ed operativa con grandi aziende ed importanti studi legali statunitensi. Ciò consente alle aziende ed agli avvocati di mantenere costantemente un filo diretto con un aspetto fondamentale della loro attività e professione, cioè quello di avere sempre informazioni dettagliate ed attendibili riguardo fattispecie di loro interesse. Si tratta di veri e propri contratti medianti i quali aziende ed avvocati hanno sempre a disposizione immediata una consulenza, un’informazione strategica importante, e che consente loro di attivare un servizio investigativo pressocché immediatamente e senza gli impegni burocratici e formali di rito che ne rallentano l’avvio. Tutti questi vantaggi ad un prezzo esclusivo ed enormemente vantaggioso. È un fatto culturale, per il semplice fatto che le agenzie investigative statunitensi hanno una storia del settore investigativo privato che risale a due secoli fa, negli Stati Uniti aziende e studi legali hanno avuto modo di apprezzare l’utilità e la necessarietà di un supporto investigativo costante, tempestivo e ad un costo esclusivamente riservato.

Per quanto mi riguarda, sono orgoglioso di essere l’unico investigatore privato in Italia che già fornisce questi vantaggi a molte delle aziende e degli studi legali con i quali mi onoro di collaborare.

Torniamo al rapporto mass media e professione di investigatore privato. Questo rapporto è influenzato anche dalla natura morente della privacy stessa, tema che abbiamo trattato nel primo numero della rivista Dimostrare. Dato che i social media hanno reso più facile che mai ottenere alcune informazioni riguardo la vita degli altri, sempre più persone trascorrono buona parte della loro giornata ad “impicciarsi” su qualcun altro in modo più o meno casuale. Ottenuta qualche informazione di base, sempre più persone si rivolgono agli investigatori privati con il desiderio di ottenere maggiori informazioni. In questo campo, la normativa dei vari paesi regolamenta la possibilità di accesso a queste informazioni e quindi di conseguenza stabilisce i confini normativi all’interno dei quali deve svolgersi l’attività di investigazione privata.

È comunque opinione condivisa a livello internazionale che ci sia troppa confusione tra il loro lavoro reale dell’investigatore privato e quello che appartiene ai personaggi dei detective rappresentanti dalla televisione, dal cinema e dalla letteratura. Un giorno, trovandomi per lavoro a Stoccolma, in Svezia, assistetti ad una conversazione tra un mio collega svedese che mi supportava nelle indagini sul posto ed un giornalista di una TV locale. Il mio collega disse al giornalista: “Essere un investigatore privato non ha nulla a che fare con la lente di ingrandimento, la pipa, l’impermeabile ed una segretaria con le gambe lunghe e la minigonna”.

Alcuni giornali, negli Stati Uniti ed in Canada, rappresentano gli investigatori privati come professionisti che svolgono il “lavoro sporco” per conto di ultra milionari. È abbastanza normale che nel portafoglio clienti di un investigatore privato vi siano persone eccezionalmente ricche, ma ciò non vuol dire che questi soggetti inducano il loro detective di fiducia a compiere azioni illegali. Per amore della propria professione, ognuno dovrebbe conoscere il limite all’interno del quale operare. È però indubbio che alcuni investigatori privati abbiano scelto di percorrere una via totalmente divergente dal “sentiero di caccia” consentito, aiutando così alcuni media a creare una rappresentazione molto pittoresca della figura dell’investigatore privato. È per esempio il caso di Anthony Pellicano, un famoso investigatore privato di Los Angeles il quale nel 2006 è stato incriminato per 110 reati, tra cui accuse di racket, cospirazione, intercettazioni e furto di identità. Fu condannato a tredici anni di prigione ed è stato rilasciato a marzo del 2019.

Ancora più recentemente, è emerso che il produttore cinematografico Harvey Weinstein ha incaricato l’agenzia investigativa Black Cube (un’agenzia guidata da ex funzionari dell’intelligence israeliana) per indagare e raccogliere informazioni strettamente personali riguardo le donne che lo avevano denunciato per presunti abusi sessuali.

È comunque vero che la professione dell’investigatore privato è intrisa di storie che appassionano i media, dai giornali al cinema. Uno dei primi investigatori privati fu Eugène François Vidocq, un francese che visse dal 1775 al 1857. Dall’età di tredici anni, Vidocq fu prima un ladro, poi fu arrestato, poi divenne un interprete in una troupe di animatori viaggianti, poi un soldato inviato al fronte e poi un disertore. Arrestato e richiuso in una prigione militare, riuscì a fuggire più volte per un intero decennio. A trentaquattro anni, Vidocq divenne un informatore della polizia e dopo due anni fu assunto alla sezione investigativa del dipartimento di polizia di Parigi. Nel 1833 Vidocq si congedò dalla polizia e fondò Le Bureau des Renseignements, un'agenzia investigativa privata con quasi una dozzina di collaboratori. La sua agenzia interferì continuamente nelle indagini della polizia, tanto che fu arrestato altre cinque volte con l’accusa di depistaggio delle indagini, corruzione e crimini finanziari.

Il primo famoso investigatore privato degli Stati Uniti, Allan Pinkerton, un produttore di barili di origine scozzese la cui casa in Illinois era una fermata della Underground Railroad, fondò la sua agenzia, prima chiamata la North-Western Police Agency e, successivamente, la Pinkerton National Detective Agency, nel 1850. Durante la guerra civile, Pinkerton salvò la vita ad Abraham Lincoln, oggetto di un attentato. Successivamente, Pinkerton si specializzò nella sicurezza ferroviaria e fu incaricato di rintracciare Jesse James e porre fine al suo gruppo criminale, la James Gang. La ricerca fu implacabile, ma alla fine fallì. Dopo la morte di Pinkerton, la sua agenzia fu incaricata da grandi imprenditori per ostacolare la minaccia dei sindacati. Nel 1856, l’agenzia investigativa Pinkerton fu la prima ad assumere una collaboratrice donna, l’investigatrice privata Kate Warne, una donna appassionata di investigazioni ma alle prime armi in questo settore. Furono gli agenti dell’agenzia investigativa Pinkerton a porre fine nel 1937 alla vita di uno dei maggiori criminali della storia statunitense, il bandito del West Butch Cassidy. Sebbene molte fonti riportino il 7 novembre 1908 quale data della morte del bandito, vi sono diverse testimonianze che confermano la sua presenza ben oltre la data presunta della sua morte, tra le quali quella della sorella di Butch Cassidy, Lula Betenson. Così, nel 1937, gli investigatori privati della Pinkerton National Detective Agency rintracciarono Butch Cassidy e lo uccisero.

Addirittura la CIA, nell’ambito dell’Operazione Mongoose, si avvalse dell’investigatore privato Robert Matheu per tentare di assassinare tramite avvelenamento il leader cubano Fidel Castro.

Anche recentemente, sono stati ingaggiati investigatori privati per indagare su situazioni di alto profilo dalle quali scaturivano conseguenze di importanza politica globale. Così, Christopher Steele, ex agente segreto dell'MI6, i servizi segreti britannici, e fondatore della Orbis Business Intelligence, un'agenzia investigativa privata di Londra, è stato pagato 168 mila dollari per raccogliere informazioni compromettenti riguardo Donald Trump, allora candidato alle elezioni presidenziali statunitensi.

Jonathan Eyal, esperto di sicurezza globale e direttore associato del Royal United Services Institute, ha dichiarato al New York Times: “Le agenzie di intelligence e le grandi aziende ricorrono sempre più frequentemente all’operato degli investigatori privati per raggiungere alcuni loro obiettivi. In generale, gli investigatori privati indagano per i loro clienti per rintracciare persone, individuare gli autori di frodi e dimostrare la truffa, rintracciare informazioni sensibili, sorvegliare coniugi, figli, dipendenti e soci. L’obiettivo è sempre lo stesso: raccogliere informazioni accurate e pertinenti. Dobbiamo partire dalla presa d’atto che non esistono più segreti. Esiste solo il tempo necessario per svelarli”.

A corollario di quanto affermato dall’esperto Jonathan Eyal, occorre prendere in considerazione una criticità che è quella relativa alla mole di lavoro di cui sono investite le forze dell’ordine nei vari paesi. A causa di questo motivo, molte volte alcuni tipi di indagini rallentano, se non addirittura vengono momentaneamente sospese. In alcuni casi particolari, addirittura non iniziano nemmeno. A volte, un dipartimento di polizia non dispone delle risorse umane o di bilancio necessarie per sostenere un'indagine ritenuta non urgente o fondamentale in tema di ordine pubblico.

Per esperienza personale, avvalorata dal confronto diretto con molti miei colleghi statunitensi, russi, canadesi, britannici, brasiliani, australiani e francesi, emerge chiara la presa di coscienza in ciascun investigatore privato che l’esito delle investigazioni private non è affatto scontato. Il raggiungimento del risultato delle indagini è frutto inizialmente di una delle fondamentali caratteristiche dell’investigatore privato, cioè della pazienza. Alla pazienza devono essere unite la professionalità, la tenacia, la competenza, l’intuito, la vastità e l’attendibilità delle proprie fonti, ma soprattutto la capacità di adattarsi continuamente a situazioni nettamente diverse. Durante l’intero arco della stessa giornata un investigatore privato potrebbe trovarsi la mattina ad effettuare una testimonianza in tribunale, il pomeriggio a relazionarsi con uno stimato ed importante imprenditore oppure con un balordo criminale, e la sera potrebbe trovarsi infiltrato in un ambiente di prostituzione o spaccio di sostanze stupefacenti. Il ricoprire così tanti ruoli in un breve tempo, addirittura probabilmente nell’arco della stessa giornata, crea una situazione di stress mentale non indifferente.

Per la stragrande maggioranza delle persone, l’investigatore privato è l’ultima ancora di salvezza. Di solito prima le hanno provate tutte, hanno accettato e sopportato più di quanto fosse accettabile subire. Non tutte le persone nella propria vita si rivolgono ad un investigatore privato. Non si va in un’agenzia investigativa come si va in pizzeria. Di solito ci si rivolge all’investigatore privato perché purtroppo si è toccato il fondo.

Rivolgersi ad un investigatore privato significa sostenere una posizione di speranza: le risposte esistono sempre, ma spesso gli investigatori privati sono gli unici a trovarle.

Luca Leonardo D’Agostini

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