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Il falso incidente del Golfo del Tonchino

Il 4 agosto 1964, il presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson, con una messa in scena apparve in televisione informando la nazione che i soldati nordvietnamiti avevano attaccato gli Stati Uniti.

I telegiornali dell'epoca annunciarono: "Ieri, tre imbarcazioni comuniste hanno attaccato un incrociatore statunitense lungo la costa vietnamita, la risposta del presidente Johnson oggi è stata dura" e di seguito misero in onda le dichiarazioni del presidente Johnson: "Ad ogni attacco armato alle nostre forze, risponderemo, a chi ci chieda il nostro aiuto per difendere la loro libertà, glielo daremo."

L'indignazione dell'opinione pubblica statunitense quindi agevolò la decisione del Congresso di entrare ufficialmente in guerra con il Vietnam del Nord, dopo aver aiutato militarmente per molti anni il Vietnam del Sud, senza mai intervenire direttamente.

Il pretesto di guerra venne dal cosiddetto "Incidente del Golfo del Tonchino", in cui delle motovedette vietnamite furono accusate di aver lanciato siluri contro l'incrociatore degli Stati Uniti "Maddox", nonostante il comandante della nave, il capitano John Herrick, comunicò di non essere propriamente certo di quello che fosse successo, tanto che qualche ora dopo l'annuncio dell'incidente, il capitano Herrick stesso comunicò via radio al CINCPAC che aveva vari dubbi su molti aspetti dell'attacco che era stato raccontato.

Fu il ministro degli Esteri, Robert McNamara, a dare alla stampa la notizia della pronta reazione statunitense all'attacco vietnamita: "Subito dopo l'attacco, rappresentanti americani a Saigon si sono incontrati con rappresentanti del governo sud-vietnamita ed insieme hanno concordato che un'azione punitiva congiunta era necessaria".

Molti anni dopo si venne a sapere che il pretesto per l'ingresso in guerra era falso. Tutto nacque dalla scoperta di Daniel Ellsberg, un analista della CIA, addetto alla segreteria personale del ministro della Difesa statunitense Robert McNamara, il quale scoprì che l'incidente del Golfo del Tonchino non era mai avvenuto, ma rappresentava un criminoso pretesto grazie al quale McNamara poté giustificare l'inizio della guerra del Vietnam.

In una intervista del 2008, l'avv. Oreste Flamminii Minuto, difensore della libertà di stampa e già presidente della Camera Penale di Roma e Giudice aggregato della Corte Costituzionale, dichiarò che questa scoperta fu per Ellsberg scioccante.

Daniel Ellsberg ne fu turbato e cominciò a pensare cosa potesse fare per contribuire a denunciare quella che lui riteneva essere una vera e propria vergogna. La prima cosa che fece fu provvedere a fotocopiare quella montagna di carte dalle quali si evinceva la frode perpetrata ai danni del popolo americano.

Cominciò a portare fuori dall'ufficio pezzo per pezzo quella montagna e a fotocopiarla con la complicità della sua donna. Tutto si svolgeva di notte e l'opera di acquisizione di questi dati fu lunga e faticosa.

Quando ebbe completato questa fatica, i 47 faldoni che costituivano la prova della truffa perpetrata dall'amministrazione Johnson furono consegnati al capo dell'opposizione democratica, il senatore William Fulbright il quale, con grande sorpresa di Ellsberg, gli restituì tutta la documentazione comunicandogli la sua impossibilità a fare qualunque cosa.

Quegli atti erano coperti dal segreto di stato e se egli ne avesse reso pubblico il contenuto sarebbe incorso nel reato di alto tradimento.

In preda ad un'angoscia crescente, considerando che ogni strada gli era preclusa, per far valere di fronte al mondo la sua denuncia della prevaricazione del governo statunitense, Ellsberg non ebbe altra scelta che quella di rivolgersi alla stampa.

La decisione non fu facile, fu presa a seguito di una tormentata discussione con la compagna la quale fu determinante nello spingerlo a recarsi nella redazione del "New York Times".

Di fronte a quella montagna di carte e alle problematiche della loro pubblicazione, i redattori del "New York Times" discussero a lungo, ma alla fine decisero di pubblicarle.

Cominciò così la pubblicazione a puntate del dossier sull'incidente del Golfo del Tonchino, dossier ribattezzato "Pentagon Papers".

Al clamore che ne seguì fu data immediata risposta da parte del ministro della Giustizia del governo Nixon, il senatore John Mitchel, il quale, per tutelare il "buon nome" del governo degli Stati Uniti, chiese ed ottenne da un giudice della Contea di New York una ingiunzione ai giornalisti di non proseguire oltre nella pubblicazione del dossier.

Sempre più angosciato e sempre più in preda a una disperazione assoluta, vedendo che i suoi sforzi per denunciare la vergogna di una guerra inutile non sortivano alcun effetto, Ellsberg, niente affatto rassegnato, si rivolse al "Washington Post".

Stessa trafila, stessa pubblicazione della prima puntata, stessa ingiunzione del giudice a non proseguire oltre. Ma a questo punto cambiarono i protagonisti della vicenda. Ad Ellsberg si sostituirono i due grandi giornali che fecero ricorso alla Suprema Corte Federale degli Stati Uniti, impugnando la decisione del giudice della Contea di New York sostenendo la violazione del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che garantisce la piena libertà di stampa.

Ebbene, nonostante il segreto di stato su tutta la documentazione, la Suprema Corte Federale degli Stati Uniti annullò la decisione censoria del giudice della Contea di New York, poiché "aveva violato il primo emendamento alla Costituzione sulla piena libertà di stampa".

Inoltre la motivazione della sentenza del giudice costituzionale Hugo Black, era molto precisa: "Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito affinché la stampa rimanga per sempre libera di censurare il governo. Solo una stampa effettivamente libera può denunciare con efficacia un inganno in seno al governo".

Qualora aveste voglia di vedere un bel film, questa incredibile ed affascinante storia è rappresentata in un film del 2003 dal titolo "Pentagon Papers" e diretto dal regista statunitense Rod Holcomb.

Inoltre esiste un altro bel film, diretto dal regista Steven Spielberg, dal titolo "The Post", che racconta la storia dell'allora direttore del "Washington Post", Ben Bradlee, interpretato da Tom Hanks e dell'editore Katharine Graham interpretata da Maryl Streep, e di come entrambi sfidarono il governo e rivendicarono il loro diritto a pubblicare e commentare i documenti riservati.

Nel 2005, l'NSA (National Security Agency), rimosse il segreto di stato dai documenti ufficiali del Golfo del Tonchino ed ammise che ufficiali dell'intelligence avevano deliberatamente modificato i fatti.

Quella notte del 4 agosto 1964, l'addetto ai radar dell'incrociatore "Maddox", era Patrick Park, il quale oggi svolge la professione di imprenditore nella città di Los Angeles. Dopo il 2005, Park in una intervista dichiarò: "I sonar servono per vedere bersagli che non puoi vedere direttamente. La notte del 4 agosto del 1964 ero in servizio e sono sicuro che non c'era proprio nulla nelle acque che minacciasse la nostra nave".

Lo stesso dichiarò James Stockdale, comandante della squadriglia aerea in volo di scorta sopra le navi: "Io vedevo bene dall'alto: laggiù non c'era nessuna motosilurante nemica".

McNamara, dopo che i documenti furono desecretati, confessò che l'attacco delle motovedette era stato tutta un'invenzione per creare, appunto, il necessario pretesto per entrare in guerra: "Eventi successivi hanno mostrato che la nostra impressione di esser stati attaccati quel giorno era sbagliata: non era successo".

Per carità, onorevole il fatto che abbiano ammesso la menzogna, ma non va dimenticato che fu rivelata molti anni dopo. Peccato però, che nel frattempo, quella enorme bugia costò 200 miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, ma soprattutto aveva causato 58 mila morti tra i soldati degli Stati Uniti e 3 milioni di morti tra militari e civili vietnamiti. In pratica quella menzogna fu alla base di un genocidio che gli Stati Uniti porteranno per sempre sulla loro coscienza.


Luca Leonardo D’Agostini

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