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LE INDAGINI DEL DETECTIVE DIMOSTRARE: LA STORIA DI MAGDALENA TRA FALSA E PURA FOLLIA

Febbraio. Il detective Nikolaj Dimostrare è solitario nel suo ufficio. Ascolta la musica russa, sorseggia lentamente la vodka dal bicchierino ghiacciato che ritmicamente fa tintinnare sulla scrivania. La sua mente è pervasa da una folla di pensieri che viaggiano disordinatamente. Pensa ai suoi fidi collaboratori Agente Frecco e Agente Manziana, ai quali ha concesso le ferie poiché si sono recati a Rio de Janeiro per assistere alla fase finale dei mondiali di pallamano. Non tutti lo sanno, ma quei due, negli anni d’oro della loro esistenza erano abili giocatori di uno sport che non gode di molta visibilità mediatica. Pensa all’andamento delle indagini in corso, spaziando da quelle di cui è stato appena incaricato di svolgere a quelle ormai in via di conclusione. Pensa all’organizzazione del lavoro. Pensa anche alla bellissima Olga, una ragazza di Krasnodar con la quale trascorre piacevolissimi momenti di intimità ma alla quale non ha mai concesso nulla di più. Tanto che Olga si sta per sposare, ma ogni volta sposta più in là la data del futuro matrimonio, nella speranza che Nikolaj Dimostrare la “rapisca” e la “porti via con sé”. La ragazza sa benissimo che tale momento non arriverà mai, ma questo limbo e la passione tra i due consuma, consuma e rende estenuante una situazione che, anche in futuro, difficilmente si definirà in modo netto.

Nel mezzo della navigazione di tali pensieri, ecco squillare il telefono cellulare del detective Dimostrare. Il prefisso non è l’italiano +39, bensì il successivo +40. Nikolaj Dimostrare risponde, la chiamata proviene dalla Romania. Colui che chiama è un medico romeno che parla correttamente l’italiano. Chiama perché ha necessità di un investigatore privato e un suo conoscente, un imprenditore italiano che vive e coltiva i suoi affari in Romania, gli ha dato il numero del detective Dimostrare. L’imprenditore si chiama Gianluca, è sposato con l’ex Miss Romania ed era compagno di studi universitari di Nikolaj Dimostrare, quando entrambi studiavano Scienze Politiche all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

Il medico romeno si chiama Maximilian, è uno psichiatra che ricopriva la carica di professore in una clinica destinata alla cura e al trattamento delle malattie mentali. Nel corso della sua carriera si era dimostrato un medico senza scrupoli e così varie vicissitudini legali lo spinsero fuori dal sistema sanitario romeno. Da anni gestiva una casa di riposo per anziani a Costanza, sulle rive del Mar Nero. Con la folle collusione di un importante uomo politico romeno, un’ala di questa casa di riposo era adibita ad un illegale ospedale psichiatrico.

Torniamo alla telefonata. Maximilian, lo spregiudicato medico romeno, chiama il detective Dimostrare: “Buonasera dott. Dimostrare. Sono uno psichiatra romeno e chiamo da Costanza, in Romania. Si è verificata una situazione di una gravità assoluta. Ho estrema necessità di un appuntamento per parlare con Lei. Quando mi può ricevere?” Il detective Dimostrare risponde fissandogli per tre giorni dopo un appuntamento presso il suo studio professionale.

Il medico romeno giunge così a Roma. All’orario esatto fissato per l’appuntamento si presenta alla porta dell’ufficio dell’investigatore. Maximilian si presenta come un uomo di circa sessant’anni d’età, alto e magro, capelli corti neri, occhiali da vista piccoli e rettangolari. Sul suo volto risaltano dei baffi sottili e ben curati. Il suo aspetto è molto elegante. Il suo italiano abbastanza fluente. Il suo sguardo è estremamente freddo. Il medico inizia così il suo racconto. In sintesi, manifesta l’esigenza di rintracciare fisicamente una ragazza di nome Magdalena.

Magdalena era una ventottenne ragazza romena, nata a Brasov. Alta 180 centimetri e decisamente formosa, aveva capelli mossi e biondi molto lunghi. Era un’infermiera che lavorava nella sua città natale. Sin da piccola era orfana della madre, uccisa dal suo amante. Il padre di Magdalena era un commerciante di trattori e da quando la sua unica figlia aveva dieci anni, la costringeva ad intrattenere quotidiani rapporti sessuali con il suo socio d’affari, un individuo rozzo e violento di cinquant’anni circa. Il padre odiava sua figlia nella quale rivedeva la moglie che lo aveva tradito. Ogni giorno accompagnava sua figlia in un casolare situato alle pendici delle montagne vicine a Brasov. In una stalla di questo casolare, sulle balle di fieno, Magdalena viveva il suo incubo. L’infanzia e l’adolescenza di Magdalena si svolsero in questo terribile clima di abusi di cui nessuno era a conoscenza.

All’età di diciotto anni Magdalena fuggì di casa e andò a vivere insieme ad un ragazzo, il suo fidanzato. Il padre e il suo socio non erano più nelle condizioni di perpetrare di questa folle tortura. Ma non si arresero, o meglio non si arrese il socio del padre. Costui infatti non accettò di perdere colei che considerava il suo proprio oggetto di sfogo sessuale. Passarono i mesi e cercava ancora di ritornare ad abusare di Magdalena. Il fratello di quest’orco era un importante politico romeno aveva uno stretto rapporto d’amicizia con lo psichiatra Maximilian.

L’insieme di queste follie e conoscenze erano una spada di Damocle sulla testa dell’ignara Magdalena, la quale credeva erroneamente di essere fuggita dall’incubo vissuto quotidianamente per otto lunghissimi anni. L’uomo politico romeno ordinò ad alcuni uomini della sua sicurezza personale di rapire Magdalena e portarla nel luogo dei suoi terribili ricordi, il casolare nel quale la ragazza aveva costantemente subito gli abusi sessuali.

Così, un giorno alle nove del mattino, nel momento in cui Magdalena era uscita dalla casa nella quale viveva con il suo fidanzato, fu rapita e caricata a forza su un’automobile per essere condotta al casolare. Lì, ad attenderla c’era quel folle che l’aveva abusata per anni e il quale l’abusò ancora una volta quel giorno.

Magdalena capì che stava per ripiombare in un incubo e questa volta decise di reagire con fermezza. Morse fortemente i testicoli del suo aguzzino e provò a fuggire mentre costui si dimenava dal dolore. Fu però bloccata dagli uomini della sicurezza che l’avevano rapita. Costoro telefonarono al loro capo descrivendogli l’accaduto. Dopo un breve consulto con il fratello, il politico romeno ordinò alle sue guardie del corpo di condurre la ragazza a Costanza e di affidarla ad un medico. Ecco come Magdalena entrò in contatto con Maximilian.

Maximilian, il quale dopo le sue vicissitudini passate aveva necessità di quella protezione politica, ricevette l’ordine di rinchiudere Magdalena nell’ospedale psichiatrico abusivo. Il medico non si fece scrupoli e così di Magdalena si persero le tracce.

Passarono ancora i mesi, poi un giorno Magdalena riuscì a fuggire da quella maledetta prigione.

Ma le vicissitudini non erano terminate lì. Magdalena durante la fuga riuscì ad impossessarsi di un’autovettura ma poco dopo comprese di essere braccata da alcuni uomini inviati da Maximilian per rintracciarla. Costoro gli si pararono davanti con due moto e lei lì investì ferendoli gravemente. Continuò la sua fuga con l’auto rubata e con due uomini stesi sull’asfalto, quasi ridotti in fin di vita.

Magdalena era fuggita, ma in molti la cercavano. La cercava il padre, la cercava la polizia, la cercavano le guardie del corpo del politico romeno. La cercava Maximilian, preoccupato più per le sue conseguenze che per quelle della ragazza. La cercava anche il fidanzato di Magdalena, almeno questo è ciò che affermava Maximilian.

Questo fu il racconto del medico romeno. Torniamo alla descrizione della scena. Nikolaj Dimostrare è seduto alla sua scrivania e il dottore è seduto di fronte a lui. Incurante se il fumo del sigaro possa recargli disturbo, il detective Dimostrare ha già fumato due sigari nel corso del lungo appuntamento. Nella sua stanza, il fumo fa respirare con fatica, ma Nikolaj Dimostrare non avverte tale difficoltà: è il suo habitat naturale ed infastidito dal turpe racconto, non gli dispiace affatto che Maximilian manifesti palesi difficoltà di respirazione manifestate con continui colpi di tosse.

Il detective Dimostrare ad un certo punto esclamo: “Mi porti il fidanzato!”. “Cosa?” rispose sbalordito il medico. “Voglio parlare con il fidanzato di Magdalena! Se vuole che valuti l’accettazione dell’incarico, faccia in modo di portarmi il fidanzato della ragazza. Voglio parlare con lui!”. Poi diede un’altra tirata al sigaro e prima che il medico romeno rispondesse alla sua richiesta, indicandogli l’uscita disse: “Può anche andare!”. Alzò la cornetta del telefono presente sulla sua scrivania e rivolgendosi ad una sua collaboratrice disse: “Marina, accompagna il signore alla porta.

Maximilian, come un pugile colpito da un vigoroso montante al mento, sembrava spaesato ed il suo sguardo, da freddo era diventato perso nel vuoto. Si alzò e prima di uscire dalla stanza disse: “Tornerò presto con il fidanzato!

Passarono alcuni giorni e il fine settimana. Quest’ultimo, Nikolaj Dimostrare e la bellissima Olga lo trascorsero effettuando bellissime passeggiate a cavallo nelle colline dell’alto Lazio.

Nel frattempo, gli agenti Frecco e Manziana, con i quali il detective Dimostrare avrebbe voluto confrontarsi sul caso di Magdalena, erano in Brasile. A Rio de Janeiro stavano assistendo alla fase finale dei campionati del mondo di pallamano. Una sera, nel mentre era intenti ad allietare la loro permanenza carioca, conobbero due bellissime ragazze brasiliane: Ana e Fernanda. Purtroppo per loro, le ragazze si dimostrarono delle spregiudicate opportuniste. Li ammaliarono e fecero loro bere oltremisura una serie di cocktail alcolici. A notte inoltrata, dopo aver superato estenuanti prove sessuali, l’agente Frecco e l’agente Manziana si ritrovarono derubati di tutti i loro soldi, dei documenti e delle carte di credito, finanche dei loro telefoni cellulari.

Terminata la sbronza e presa coscienza dell’accaduto, i due scesero alla reception dell’albergo che li ospitava e chiesero di telefonare in Italia. Intendevano avvertire Nikolaj Dimostrare, il quale però durante quel fine settimana era sperduto per i boschi delle colline dell’alto Lazio, ove il suo cellulare non recepiva alcun segnale. Era intento a trascorrere momenti di intimità con la bellissima Olga e non riuscì ad apprendere dell’accaduto.

Così fu che l’agente Frecco e l’agente Manziana telefonarono all’agente Tanto Quanto e all’agente La Cosa. Ora, si dice che costoro siano i loro figli, ma si tratta di voci e d’altronde “Mater semper certa, pater nunquam”!

L’agente Tanto Quanto è un neolaureato a pieni voti in Fisica con una tesi sull’intelligenza artificiale. Si ritiene, a ragione, che abbia di fronte a sé un futuro radioso. L’intelligenza artificiale è la sua ossessione quotidiana, possiamo quasi definirla una ragione di vita. No, forse quella è rappresentata dall’enorme quantità di gelati che ingurgita a qualsiasi ora del giorno e della notte ed in qualsiasi periodo dell’anno. Comunque, al detective Dimostrare non serve un gelataio e quindi l’agente Tanto Quanto riveste un ruolo ben specifico all’interno dell’agenzia investigativa, consentire l’utilizzo ai fini investigativi di tutti gli strumenti che l’intelligenza artificiale mette a disposizione.

L’agente La Cosa è un bravissimo ragazzo dotato di un’intelligenza, una furbizia ed una perspicacia fuori dal comune. Chi non lo conosce si chiede poiché “La Cosa” è il suo nome di battaglia. Chi ha l’opportunità di conoscerlo, a primo impatto si trova di fronte ad una montagna di muscoli ben coperti da necessari strati di cute che ne ammorbidiscono la rigidità. Ma non è solo fisicamente imponente, non conviene bisticciare con lui in quanto l’agente La Cosa è anche pluricampione italiano di lotta greco-romana.

Fu così che l’agente Tanto Quanto e l’agente La Cosa riuscirono ad avvertire il detective Dimostrare, il quale di ritorno dallo splendido fine settimana trascorso, si mise subito in moto per risolvere la situazione dell’agente Frecco e dell’agente Manziana, i quali al contrario non avevano trascorso certo un bel fine settimana. Quei momenti di fugace piacere erano costati loro davvero troppo.

Tramite i suoi contatti presso l’Ambasciata italiana in Brasile, riuscì a mettere i suoi due più fidi collaboratori nella situazione di rientrare in possesso dei documenti e di poter disporre della liquidità necessaria per affrontare l’ultimo periodo di vacanza a Rio de Janeiro.

Appena risolta tale incombenza, ecco squillare nuovamente il telefono del detective Dimostrare. È di nuovo Maximilian: “Pronto, detective Dimostrare, sono Maximilian. Vorrei fissare un appuntamento con Lei. Porterò con me anche il fidanzato di Magdalena”.

Così, qualche giorno dopo, il detective Dimostrare riceve il medico romeno e il fidanzato di Magdalena. Costui si chiama Stefan, è un venditore di auto usate a Brasov. Nikolaj Dimostrare presta molta attenzione al racconto del ragazzo e capisce che è seriamente preoccupato per l’incolumità di Magdalena. Ma tutto ciò, al detective Dimostrare non basta. Vuole capire se di fronte a sé ha un bravo attore o realmente quel ragazzo è realmente chi afferma di essere, cioè il fidanzato di Magdalena.

Così, per il giorno successivo fissa un incontro della durata di una giornata intera tra l’agente Tanto Quanto e Stefan. Lo scopo di tale incontro è quello di consentire all’agente Tanto Quanto di stabilire mediante analisi forensi sul cellulare di Stefan e mediante opportune verifiche con l’ausilio degli strumenti di indagine messi a disposizione dall’intelligenza artificiale, di verificare se tutto ciò che ha raccontato Stefan corrisponde al vero. L’agente Tanto Quanto effettua tutte le sue verifiche e comunica al detective Dimostrare: “Nikolaj, ciò che ha raccontato ha consentito la possibilità di essere verificato con notevoli e affidabili riscontri! È lui!

Il detective Dimostrare fissa un nuovo appuntamento per il mattino seguente. All’incontro, sono presenti Maximilian, Stefan, l’agente La Cosa e Sasha, uno degli agenti più esperti dell’agenzia investigativa. Poco più in là, a qualche metro di distanza da loro, seduto in disparte partecipa alla riunione l’agente Tanto Quanto, mentre opera con i suoi “aggeggi infernali”, così nell’agenzia investigativa chiamano i dispositivi elettronici e i software di cui dispone l’agente Tanto Quanto.

La riunione non si preannuncia affatto breve. Dopo circa dodici ore, l’agente Tanto Quanto rompe il suo silenzio: “E’ necessario aggiornarsi a domani. Sto effettuando i riscontri facciali con tutte le foto che le nostre fonti e i nostri corrispondenti in Romania ci stanno inviando. Alcuni sono fermi immagine ripresi dai video degli impianti di videosorveglianza presenti sulle strade principali ed autostrade del paese. Purtroppo non abbiamo ancora alcuna evidenza, ma sono in attesa di ulteriori video e immagini che arriveranno domani”.

Il detective Dimostrare rinvia la riunione al giorno successivo. Intanto per tutta la notte, in località Aranova, l’agente La Cosa e l’agente Sasha effettuarono appostamenti e pedinamenti (silenziosi, perché tra loro in macchina non vola una mosca).

I due non dormirono e terminato con successo il loro servizio si precipitarono immediatamente alla riunione con le stesse persone presenti il giorno precedente.

Seduti ad analizzare i dati forniti dall’agente Tanto Quanto, il detective Dimostrare e gli altri partecipanti alla riunione attendono il sopraggiungere di un elemento positivo.

La lunga attesa non risultò vana. Ad un certo punto l’agente Tanto Quanto schioccò le dita e il suo rumore interruppe la conversazione in corso. “Ci siamo!” esclamò con aria soddisfatta. “Baia Mare”.

Queste le reazioni. Il detective Dimostrare andò su Google Maps e digitò “Baia Mare” per comprendere ove si trovasse la località pronunciata dall’agente Tanto Quanto. Nikolaj Dimostrare non avvertì i presenti del risultato della sua ricerca. Maximilian e Stefan si guardarono ed effettuarono un cenno d’intesa. I loro volti erano più distesi. L’agente Sasha e l’agente La Cosa, consci che sarebbe toccato a loro due effettuare la missione di recupero di Magdalena, si guardarono e con aria soddisfatta dissero all’unisono: “Bene, andiamo al mare!”. L’unico ad averli uditi era stato il detective Dimostrare il quale stava per dirgli che non era affatto una località di mare, ma mentre stava per comunicarglielo, squillò il suo cellulare e rispose ad una chiamata che si protrasse per alcuni minuti. Al termine della telefonata, non gli venne in mente di dire all’agente La Cosa e all’agente Sasha, che Baia Mare non si trova sulle coste del Mar Nero, bensì è una cittadina della Transilvania circondata dalle montagne Rodnei, Maramures, Tibles e dai monti Gutai dei Carpazi orientali.

Non c’era tempo da perdere. Il detective Dimostrare congedò Maximilian con l’assicurazione che l’indagine che avrebbe svolto lo avrebbe messo al riparo dai rischi penali e civili che immaginava potesse correre a seguito del rintraccio di Magdalena.

Assunse l’incarico da parte di Stefan e lo invitò a restare a Roma nei giorni in cui l’indagine era in corso. A tal fine gli mise alle calcagna la zarina Evodkija, uno dei suoi agenti più tenaci.

Rivolgendosi all’agente Sasha e all’agente La Cosa disse: “Tra due giorni vi voglio a Baia Mare. Mettete la città sottosopra, non mi interessa come farete ma rintracciate e mettete al sicuro Magdalena. Seguiranno nuove istruzioni!

Poi rivolgendosi all’agente Tanto Quanto disse: “Mettiti in grado di visualizzare h24, secondo per secondo, tutte le loro attività. Dotali di telecamere e ed effettua sia il riscontro facciale che l’analisi di tutto ciò che li circonda. Non sono ammessi fallimenti e tantomeno imprevisti!

L’agente Sasha disse: “Ma dobbiamo portarla a Roma?”. “No!” rispose il detective Dimostrare, “vi comunicherò cosa fare!”

L’agente La Cosa chiese: “Una volta terminata l’indagine dobbiamo rientrare immediatamente?” “No!” rispose ancora una volta il detective Dimostrare, “avrete tre giorni liberi!

In realtà il detective Dimostrare ignorava cosa si celasse dietro quest’ultima domanda. Infatti, il giorno prima di partire, l’agente Sasha e l’agente La Cosa effettuarono una serie di acquisti per trascorrere tre giorni di vacanza al mare. Il nome della città “Baia Mare” li aveva ingannati e il detective Dimostrare non aveva avuto più l’opportunità di dire loro che il mare era distante molti chilometri e che invece la cittadina era situata alle pendici di una catena montuosa. Così, costumi da bagno, ciabattine e creme solari finirono nei bagagli dei due ignari collaboratori.

Giunti a Baia Mare si accorsero che il mare non c’entrava assolutamente nulla con il luogo ove si trovavano. Ma in quel momento, lo stupore non ebbe spazio, erano presi dalla missione che li attendeva.

Si misero subito al lavoro e dopo un giorno di perlustrazione, con il continuo supporto da remoto fornito dell’agente Tanto Quanto, riuscirono a trovare Magdalena. La ragazza si era rifugiata nella casa degli anziani genitori di una sua collega infermiera. Riuscirono ad entrare in casa e dopo aver narcotizzato Magdalena la portarono via velocemente. Si trattò di un blitz di pochissimi secondi al quale assistettero in diretta da Roma, l’agente Tanto Quanto, Nikolaj Dimostrare e Stefan.

Gli agenti Sasha e La Cosa condussero Magdalena in un luogo sicuro già precedentemente stabilito. Erano in attesa dell’arrivo dell’agente Motorola e del comandante Givi i quali avevano il compito di trasportare Magdalena fuori dalla Romania.

Durante tale attesa la situazione rischiò di volgere al peggio, ma il detective Dimostrare aveva la situazione sotto controllo. Non dava mai nulla per scontato e sapeva che congedando anticipatamente Maximilian, avrebbe potuto incorrere in qualche disavventura, anche perché il medico romeno, nel corso della riunione alla quale aveva partecipato aveva udito il nome della città “Baia Mare”. Così, senza dire nulla a nessuno mise sulle sue tracce la zarina Marina Michajlovna, una donna instancabile, temeraria e con abilità senza pari, che nel suo vocabolario non aveva contemplata la parola insuccesso.

La zarina Marina era continuamente in contatto con Nikolaj Dimostrare, l’aveva avvertito della presenza di Maximilian a Baia Mare e poco dopo si accorse della presenza di tre uomini dall’aspetto inquietante, che in città incontrarono il medico romeno. La zarina Marina, parlando in codice, soprannominò i tre uomini “Biondino”, “Griso” e lo “Sfregiato”, e soprannominò Maximilian come il loro capo “Don Rodrigo”.

Questa l’ultima comunicazione della zarina Marina Michajlovna a Nikolaj Dimostrare: “Capo, i tre bravi e Don Rodrigo sono fuori dalla base dove abbiamo condotto Magdalena. Il comandante Givi e Motorola non arriveranno prima di un’ora. Cosa facciamo? Li neutralizzo io o ci pensano Sasha e La Cosa?

Il detective Dimostrare rese nota la situazione attuale al fidanzato di Magdalena e all’agente Tanto Quanto. La “sua” intelligenza artificiale non aveva potuto prevedere il comportamento del suo capo e l’attività in corso svolta dalla zarina Marina. Ad un certo punto, il detective Dimostrare comunicò a tutti i suoi collaboratori: “Allarme rosso in corso. Agente La Cosa, nelle vostre vicinanze ci sono Maximilian e tre pericolosi balordi. Neutralizzali!

L’ordine fu portato a termine nel minor breve tempo possibile. Poco dopo giunsero sul luogo l’agente Motorola e il comandante Givi. Motorola prese in consegna Magdalena e la mise in contatto audio e video con il suo fidanzato Stefan, il quale la tranquillizzò e gli disse di attenersi a quanto disposto dagli uomini che le stavano salvando la vita. Il comandante Givi, con i suoi metodi brutali riuscì a sbarazzarsi di Maximilian e dei suoi scagnozzi.

Il lieto fine. Motorola e il comandante Givi accompagnarono Magdalena in un luogo sicuro, a Erevan in Armenia. Il luogo era stato individuato dal detective Dimostrare. Stefan la raggiunse, i due si sono sposati, hanno avuto due bambini e lavorano nella capitale Armena, al riparo da qualsiasi tipo di futura possibile ritorsione.

L’agente Sasha e l’agente La Cosa andarono a Costanza, lì dovevano denunciare all’autorità romene la presenza dell’ospedale psichiatrico clandestino. Vi stettero per tre giorni. Costanza è una bellissima località sul mare e i costumi da bagno e gli accessori balneari che avevano portato da Roma, non risultarono inutili.

Luca Leonardo D’Agostini

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